Emorroidi infiammate: le cause, le cure

Ufficio Stampa
02/04/2026

Diciamo subito che le emorroidi non sono una malattia, trattandosi al contrario di elementi del canale anale assai utili nel concorrere alla continenza delle feci. Il problema sorge quando, per motivi diversi, questi cuscinetti di tessuto assai vascolarizzato si infiammano dando vita alla cosiddetta patologia emorroidaria, che evolve in prolassi, sanguinamenti e trombi di diversa entità.

 

Classificazione della malattia

La gravità della patologia emorroidaria si articola in quattro gradi:

  • I grado: i cuscinetti emorroidari aumentano di volume, restando all’interno del retto. Provocano fastidio, prurito e, talvolta, sanguinamento durante la defecazione; non sempre dolore.
  • II grado: in seguito a sforzi eccessivi, come durante la defecazione o il parto, le emorroidi fuoriescono dall’ano, rientrando spontaneamente una volta cessata la contrazione. Provocano sanguinamento, prurito, dolore e perdita di secrezioni.
  • III grado: le emorroidi fuoriescono dall’ano anche in assenza di particolari sforzi e, non rientrando spontaneamente, devono essere riposizionate manualmente. Oltre ai disturbi già considerati, provocano dolore anche molto intenso e lieve perdita di feci.
  • IV grado: le emorroidi sono completamente prolassate e non riposizionabili all’interno. I sintomi già considerati si accentuano nettamente, aggravati dall’incontinenza.

 

Le principali cause

Poco frequente al di sotto dei 30 anni, la patologia emorroidaria è piuttosto comune dopo i 40/50 anni, colpendo più o meno indifferentemente uomini e donne. Trattandosi di una malattia multifattoriale, può essere provocata dalla combinazione di diverse cause, tra le quali:

  • Dieta povera di fibre e scarso apporto di acqua
  • Stitichezza cronica
  • Gravidanza
  • Alimenti irritanti (insaccati, alcol, cioccolata, spezie, cibi piccanti)
  • Abitudine di stare a lungo seduti sul wc
  • Sedentarietà
  • Fumo
  • Alcuni sport (equitazione, ciclismo, body building, canottaggio)
  • Sovrappeso e obesità
  • Farmaci predisponenti (anticoncezionali, lassativi ecc.)
  • Patologie concomitanti (cirrosi epatica, ipertorfia prostatica ecc.)
  • Predisposizione familiare alla fragilità vasale

 

Le terapie

Nelle sue forme più lievi, la patologia emorroidaria può essere affrontata modificando le proprie abitudini alimentari e di vita, magari con l’aiuto di farmaci antinfiammatori (idrocortisone ecc.), anestetici (lidocaina, benzocaina ecc.), flavonoidi (diosmina, esperidina ecc.). Tuttavia, dal terzo grado in poi può risultare risolutivo soltanto l’intervento chirurgico, che può essere eseguito secondo diverse metodologie – anche ambulatoriali – a seconda del caso specifico.

 

Quale specialista?

Come per qualsiasi altro problema di salute, la migliore strategia per affrontare la patologia emorroidaria è quella di rivolgersi al medico all’insorgere dei primi sospetti. Lo specialista è il proctologo: quasi sempre un chirurgo generale o un gastroenterologo che, attraverso una semplice esplorazione rettale, eventualmente seguita da una più approfondita anoscopia, è in grado di individuare subito la terapia più appropriata. Il modo più rapido per fissare un appuntamento al proprio domicilio è quello di rivolgersi al servizio “Il Medico a Casa” offerto da Medical Service Assistance – società benefit. Basta chiamare il numero 06 55.300.195 oppure visitare la pagina web dedicata a questo specifico servizio cliccando qui.