Durante l’Angelus di domenica 11 ottobre 2026, in piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha annunciato che si sarebbe presto sottoposto a un intervento chirurgico per la rimozione di un nodulo polmonare. Due giorni dopo, il Pontefice è stato operato con successo al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma. L’équipe di Chirurgia Toracica, guidata dal Prof. Stefano Margaritora, ha eseguito una lobectomia inferiore destra. L’esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di adenocarcinoma, un tumore maligno in stadio iniziale che era stato già sospettato durante la fase pre-operatoria. Questo avvenimento clinico offre l’opportunità di fare chiarezza su un dubbio frequente: quali sono le differenze biologiche e diagnostiche tra un generico nodulo e un adenocarcinoma polmonare?
Il nodulo benigno
La stragrande maggioranza dei noduli non tumorali è causata da:
• Infezioni passate o presenti: cicatrici lasciate da polmoniti, bronchiti o infezioni fungine (come l’istoplasmosi o l’aspergillosi)
• Infiammazioni granulomatose: come la sarcoidosi o la tubercolosi
• Patologie sistemiche: ad esempio l’artrite reumatoide
• Tumori benigni: come gli amartomi, che sono neoformazioni non cancerose che non si diffondono
Quando aumenta il sospetto di malignità
Il medico valuta la probabilità che un nodulo sia un tumore maligno prendendo in considerazione diversi fattori cruciali:
• Dimensioni: i noduli inferiori agli 8 millimetri sono molto raramente maligni. Se il nodulo si avvicina o supera il centimetro, aumentano le probabilità e diventano necessari ulteriori accertamenti. Dai 3 centimetri in poi si parla di “massa polmonare”.
• Margini e aspetto: un nodulo benigno ha spesso margini netti, regolari e lisci, oppure presenta calcificazioni diffuse. Un nodulo maligno tende ad avere margini irregolari, “spicolati” o frastagliati.
• Fattori di rischio: la preoccupazione aumenta se il paziente è un forte fumatore (o ex fumatore), ha familiarità per neoplasie polmonari, ha un’età avanzata o è stato esposto ad amianto o radon.
Cosa succede dopo il riscontro
Nella maggior parte dei casi, così come avvenuto per Papa Leone, il nodulo viene scoperto in modo del tutto casuale (incidentaloma) durante una radiografia o una TAC eseguita per altri motivi. L’iter standard non prevede un intervento immediato, bensì un monitoraggio radiologico nel tempo (in genere tramite TAC successive a distanza di mesi) per verificare se il nodulo cresce o rimane stabile. Se il nodulo rimane della stessa dimensione per almeno due anni, è quasi certamente benigno. Se invece mostra segni di crescita o caratteristiche sospette, lo specialista richiede approfondimenti come una PET o una biopsia.
Oggi la chirurgia punta a essere il più conservativa possibile, asportando solo il nodulo e una piccola porzione di tessuto sano circostante, a meno che non sia confermato un tumore in stadio iniziale che richieda l’asportazione di un intero lobo, proprio come è stato per il Pontefice.
Le tecniche chirurgiche
Le principali tecniche utilizzate per la rimozione dei noduli e delle neoplasie sono di tipo mini invasivo, in quanto non richiedono l’apertura del torace. A parte la fase preparatoria e quella del risveglio, la loro durata può anche essere inferiore a un’ora e mezza.
• VATS (Video-Assisted Thoracoscopic Surgery). Il chirurgo esegue da una a tre piccole incisioni di circa 1-2 centimetri sul torace, tra le costole. Attraverso queste fessure inserisce una telecamera (toracoscopio) e micro-strumenti chirurgici per localizzare e rimuovere ciò che è necessario. È la tecnica che, per consolidate abitudini dell’equipe chirurgica del Policlinico Gemelli, è stata usata per il Papa.
• RATS (Robotic-Assisted Thoracoscopic Surgery). È l’evoluzione della VATS e prevede che il chirurgo manovri un robot ad altissima precisione da una console. Offre una visione in 3D e una libertà di movimento degli strumenti superiore alla mano umana ma, allo stesso tempo, comporta un intervento più lungo e quindi un’anestesia generale di maggiore durata, cosa sconsigliabile quando si opera un paziente in età avanzata.
L’intervento oncologico non si limita all’asportazione del lobo polmonare (lobectomia), ma prevede sempre il prelievo dei linfonodi regionali (linfadenectomia). L’esame istologico definitivo e la successiva caratterizzazione molecolare (i cui risultati richiedono tra i 15 e i 30 giorni) sono indispensabili per stabilire se la chirurgia è stata risolutiva o se il paziente dovrà seguire un trattamento farmacologico precauzionale (terapie adiuvanti).
La convalescenza del Papa
Dopo l’intervento, Papa Leone si è svegliato regolarmente ed è stato riportato nella sua stanza al decimo piano del Gemelli. La scoperta del tumore, anziché del nodulo, ha comprensibilmente cambiato le prospettive della fase post-operatoria, comportando qualche seria riconsiderazione della sua agenda, che, salvo modifiche, prevede tuttora un impegnativo viaggio in America Latina dal 6 al 17 novembre: dodici giorni attraverso Uruguay, Argentina e Perù. In quest’ultimo caso, si tratta più specificamente di Cuzco, località a 3.399 metri di altitudine: una quota forse poco adatta a chi ha subito recentemente un’operazione ai polmoni. Tutto dipenderà dunque da come si svolgerà questo periodo di convalescenza: il Papa, che è un uomo forte e positivo, ha tutte le caratteristiche per tornare presto in piena forma. Medical Service Assistance – Società Benefit gli fa i più affettuosi auguri.









